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I Sodi di S. Niccolò 2013 miglior vino rosso italiano

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Lunedì 26 Marzo 2018

I Sodi di S. Niccolò 2013 ha conseguito il titolo di “Best Italian Red Wine” 2018 in base all’incrocio dei punteggi e giudizi raccolti dalle principali guide enologiche italiane – Gambero Rosso, Bibenda, Veronelli, Daniele Cernilli, Luca Maroni e Vitae – integrate con i giudizi delle testate internazionali più influenti: Robert Parker, James Suckling, Antonio Galloni e Wine Spectator.
Ai 572 punti inziali raccolti dalla somma delle valutazioni (dirette e convertite) delle Guide Vino Italia, si sono sommati gli eccellenti punteggi dati da Robert Parker (96), James Suckling (95) e Antonio Galloni (95,5) e Wine Spectator (90) che ne hanno decretato il primato assoluto.

Un risultato importante che, ancora una volta, conferma la sublime grandezza del Sangioveto (clone di Sangiovese nato dal primo vigneto sperimentale nel territorio del Chianti Classico, frutto della collaborazione con l’Università di Milano e Firenze e l’Istituto di San Michele all’Adige) accompagnato da Malvasia Nera.

“Il 2013 è stata un’annata perfetta per I Sodi di S. Niccolo’ – dice Alessandro Cellai, capo enologo e Ceo del gruppo Domini Castellare di Castellina – perché tutte le fasi cruciali per lo sviluppo della pianta, dalla fioritura all’allegagione, dall’invaiatura alla maturazione, si sono compiute in maniera ottimale. Siamo orgogliosi di questo risultato eccellente che, come sempre, è anche merito di un lavoro in vigna scrupoloso e adeguato alle condizioni climatiche della stagione”.

La graduatoria completa, mostra il podio dei primi 5 vini rossi italiani:

1 – I Sodi di S.Niccolò 2013 con 948,5 punti
2 – Solaia Toscana 2014 con 945,5 punti
3 – Brunello di Montalcino Poggio al Vento Riserva 2010 con 943 punti
4 – Barolo Ornato 2013 con 942 punti
5 – Chianti Classico Gran Selezione Sergio Zingarelli 2013 con 935,5 punti


Ma come è nato l’insolito nome di questo vino così apprezzato dai wine lovers? La parola sodi veniva usata dai contadini toscani per descrivere quei terreni che dovevano essere lavorati a mano, essendo troppo duri (appunto sodi) o troppo ripidi per permettere l’impiego dei buoi, a differenza dei campi, ossia i terreni più facilmente coltivabili. S. Niccolò deriva invece dal nome della Chiesa del 1300 che sorge nella proprietà di Castellare intorno a cui si trovano i vigneti.