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Tu lo conosci il Buttafuoco Storico?

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Martedì 01 Novembre 2016

Nel 1996, dal desiderio di 11 produttori, nasce l’idea di un consorzio che promuova e tuteli quel vino che rischia di divenire un’altra comune DOC dell’Oltrepò, così come già avvenuto in passato, per dotare di un nome affascinante i vini di un territorio sempre più bramoso di notorietà. Difatti il Buttafuoco è un blend di almeno 3 vitigni autoctoni, o meglio 4, ovvero Croatina, Barbera, Uva rara ed Ughetta, in varie percentuali, prodotto nei comuni di Broni, Stradella, Canneto Pavese, Castana, Cigognola, Pietra de’ Giorgi e Montescano. Vino giovane o invecchiato, vivace o fermo, è tutto Buttafuoco DOC.

Questo non basta più e da qui si gettano le basi per un consorzio privato e per un disciplinare interno che unifichi e valorizzi la produzione. Come fare? Con la nascita di una commissione di enologi ed agronomi del territorio ed estranei alle aziende dello Storico, i quali monitorando i vigneti e seguendo l’evoluzione del vino durante il suo invecchiamento ne certificano la qualità.

Il pass per entrare nel club è proprio la vigna, la quale deve essere un cru aziendale con una storia che racconti della presenza dei vitigni sopra elencati, piantati così come si è sempre fatto: contando i filari e decidendo la composizione della vigna fin dall’inizio. Difatti non stiamo parlando di vini in taglio e bisogna capire che sarà l’andamento dell’annata con il suo clima a deciderne le sfumature e non il vignaiolo; nel giorno di vendemmia si possono raccogliere uve mature, uve un filo passite o uve non propriamente pronte… poi arriva l’arte del vignaiolo.

Come dicevo, il disciplinare interno prevede che le uve vengano raccolte nello stesso giorno, pigiate e fatte fermentare secondo tradizione aziendale, per poi completare l’invecchiamento in legno per un minimo di 12 mesi(più comunemente 24 mesi) tra barrique, tonneaux o botti più grandi. Durante questo periodo avvengono le valutazioni più importanti da parte della commissione: a gennaio dell’ anno successivo alla vendemmia, il vino atto a divenire Buttafuoco Storico, viene assaggiato alla cieca dalla commissione interna e valutato con un punteggio in centesimi, appuntandone caratteristiche e segnalandone eventuali problemi. Questo controllo viene rifatto a Marzo del successivo anno ed infine un’ultima volta, quando l’azienda ne richiedere l’imbottigliamento. Se il vino raggiunge un valore minimo di 80/100 può fregiarsi della denominazione di Buttafuoco Storico ed andare a riposare nella ormai tipica bottiglia marchiata con il veliero per poi essere messa in commercio solo dopo aver raggiunto i 36 mesi dalla vendemmia, più precisamente dalla seconda domenica di Novembre, così come recita il disciplinare.
Buttafuoco Storico frutto comune delle cantine associate; un vino prodotto in numero limitato che si pone come portabandiera territoriale e capace di emozionare sotto gli aspetti di qualità e storicità. Le prime due annate sono quelle del 2011 e 2012, e portano rispettivamente le firme di Mario Maffi e Aldo Venco, vivi appassionati, enologi, e molto altro, due che non hanno bisogno di presentazioni grazie al lavoro svolto in Italia e all’estero. Con cura essi hanno scelto tra i diversi cru aziendali che meglio potessero esprime le caratteristiche territoriali e, attraverso il loro assemblaggio, hanno creato ciò che prende il nome di “ I vignaioli del Buttafuoco Storico”. Mentre parliamo Armando apre l’annata 2012 per saggiarne insieme il potenziale, infatti se siete stati attenti sul tempo di affinamento, sapete che è stato messo in bottiglia da poco e che avrebbe bisogno di un po’ più di tempo, ma a noi poco importa.

Di un colore rosso porpora, arriva intenso al naso con uno schietto profumo di marasca ed una certa forza boisè, non passa molto tempo prima che si ammorbidisca e lasci passare note di pepe nero e frutta matura come di prugna, con una leggera carica balsamica. Così come al naso, arriva intenso al palato, pieno, caldo e con tannini marcati e lunghi, seguiti da una equilibrata acidità. Vino ricco ed emozionante sotto diversi aspetti, da gustare a casa o fare bere ai propri ospiti durante e dopo la cena. Anzi, il consiglio migliore può essere quello di berlo a casa in due giorni, (tranquilli che non teme di svanire o di ossidarsi, non questo vino almeno) così da poterne cogliere tutte le sfumature che nel tempo sapranno mostrarsi. Se poi siete pazienti e riuscite a lasciarlo qualche anno in cantina, sarebbe ancora meglio, sapeste quali sorprese! Un vino che di certo merita di essere comunicato.